Un ragazzo e il suo cane contro il resto del mondo

Ultimi brandelli di umanità post atomica nel 2024 immaginato da Harlan Ellison

Entrati nel 2024, invece di rincorrere le previsioni degli astrologi e le profezie dei presunti mistici, troviamo più interessante guardare alle storie che immaginavano il futuro… nel nostro presente.
Il terzo millennio è il “terreno” di ambientazione di moltissima narrativa di anticipazione, tanto che è stato possibile comporre un calendario dei nostri futuri immaginati: dall’Odissea nello spazio del 2001 ai Sopravvissuti del 2022, e oltre.
Quindi dove ci porta il 2024? Nel mondo di A boy and his dog di Harlan Ellison, uno scenario post atomico segnato da paesaggi desertici e sconvolti, predatori senza pietà, terribili mutanti e qualche segreto nel sottosuolo.
Tutta roba già sentita? Meglio mettere in chiaro che il suo romanzo breve ha ricevuto il premio Nebula nel lontano 1969, e nel 1975 è stato trasposto in un film di L. Q. Jones interpretato da un giovane Don Johnson (il Crockett di Miami Vice) e, ovviamente, un bel cagnolone.
Va detto che nel 1987, la storia entra anche nella dimensione del fumetto grazie ai disegni di Richard Corben. Si è concretizzata invece soltanto poco tempo prima della morte dell’autore, l’idea iniziale di Ellison, ossia combinare i racconti scritti sulle vicende del giovane Vic e del cane Blood in un romanzo: The complete adventures of a boy and his dog, raccoglie tre storie dei protagonisti, ampliate e riviste. Il libro però è di difficile reperimento.
Forse Ellison avvertiva che ormai gli scenari catastrofici del dopo bomba erano proliferati in altri racconti e il terreno narrativo iniziava a diventare affollato. Specie sul fronte del cinema. Nel 1983 era uscito lo scioccante The day after: racconto dal taglio cronachistico degli effetti di un attacco nucleare, con una speciale attenzione alle dolorosa lotta per la sopravvivenza degli scampati all’olocausto radioattivo.
Ellison ha anticipato, come spesso gli accade, il tema del post apocalisse con il linguaggio diretto che lo contraddistingue, pochi fronzoli e azione infarcita di dialoghi credibili in uno stile vibrante e densamente emotivo.
La storia di questo ragazzino semi selvaggio, accompagnato da un cane saggio che comunica telepaticamente e lo toglie spesso dagli impicci, appassiona subito: il mondo è diventato un deserto ostile e pieno di pericoli ignoti, la strana coppia rischia la vita in ogni momento.
Non esiste più una società costituita, leggi d’emergenza, regolamenti basilari, tutto è ridotto alla soddisfazione del bisogni primari. Forza (delle armi) e astuzia (del cane), sono le uniche risorse che Ellison accorda a Vic e Blood. Oltre ad una buona dose di fortuna.
I paesaggi brulli e asciutti di Mad Max, le minacce mutanti e i rifugi di Fallout, Kamandi e le bande predatorie nella saga di Kenshiro sembrano fortemente apparentate agli scenari post atomici forgiati da Ellison. Autore che non ha mai esitato a inviare lettere di sollecito e sguinzagliare avvocati per far valere i suoi diritti su possibili plagi e manomissioni della sua opera.
Memorabile infatti la causa vinta insieme a Ben Bova per la “forte ispirazione” dello show tv Future cops del 1976 (che anticipava a sua volta il più noto Robocop) ad un racconto breve. Così come la vertenza su Terminator di Cameron, che Ellison sosteneva fosse copiato da una sua sceneggiatura per la serie televisiva Outer limits dal titolo “Soldier”, vertenza chiusa con un accordo extra giudiziale e una citazione nei crediti.
Mondi devastati dalle radiazioni e sopravvissuti disperati comunque se ne sono visti e letti anche prima degli anni ‘60. Il tema era già molto sentito nel decennio precedente quando la corsa agli armamenti atomici era in pieno svolgimento e la cosiddetta “bilancia del terrore” era in cerca di equilibrio.
La fantascienza dell’età d’oro, negli anni ‘50 aveva ben presente il problema della guerra nucleare come minaccia concreta (fino agli anni ‘80 era ai primi posti nella lista delle apocalissi probabili) e la declinava in una gran varietà di scenari.
In tempi più recenti è stato Corman McCarthy a proporre la storia di una civiltà morente vista attraverso gli occhi di un padre e un bambino (La Strada è stato trasposto anche in film), con dinamiche assimilabili a quelle di A boy and his dog.
Ellison si distingue per il suo modo irriverente, indisciplinato e quasi proto punk di raccontare il “nuovo mondo”… o ciò che ne resta. Lo fa sfregiando d’umore nero ogni rimasuglio (per quanto parodistico) di istituzione civile e ogni barlume di buoni sentimenti “vecchio stampo”, come per beffarsi della stupidità di una specie che si reputa intelligente, ma in realtà cospira per la propria autodistruzione.
Il 2024 ellisoniano non offre prospettive all’umanità, perciò nel nostro presente è auspicabile allontanarsi al più presto dalle sue fosche profezie.

apocalypse 2024