Quella sbronza che diede il via alla rivoluzione

Nella cacciata degli alieni di Dickson, l'umanità si guarda allo specchio

Ennesima storia di invasione aliena e lotta per a libertà degli esseri umani contro gli invasori alieni.
In una Terra dominata dagli invincibili Aalaag, Shane Everet è un collaborazionista, il suo compito è di fare da  traduttore e corriere per i messaggi degli Aalaag. Capita però che davanti a una dimostrazione di forza degli alieni verso i succubi umani, trattati come bestiame dai giganteschi alieni, Shane in preda a una furia ribelle data da una sbronza, traccia su un muretto la figura di un uomo con il saio, tipico dei monaci viandanti.

Un gesto  all’apparenza innocuo al fine di un senso di ribellione destinato a evaporare al termine  dell’ubriacatura. Mesi dopo però, suo malgrado, il simbolo del Pellegrino diventa una effige che tutti appena possono disegnano a ogni angolo di strada.


Prende così il via una lenta ma inesorabile serie di eventi che porteranno un pacifico  collaboratore a divenire non solo un simbolo ma anche un fautore materiale di una  ribellione al dominio degli alieni. Ovviamente il tutto per salvare Maria, una donna arrestata per aver disegnato la figura del Pellegrino. Cosa non si fa per amore.

Detto così il romanzo parrebbe una storia trita e ritrita, ma se a scriverla è Gordon Dickson, l’autore del ciclo dei Dorsai, allora la trama diventa meno scontata. Se avete letto la Missione del Tenente Truant, o un qualsiasi romanzo del ciclo dei Dorsai, il rapporto di scontro fra visoni diverse tra alieni e umani diventa un modo per far riflettere il lettore sul modo di percepire l’altro. Sulla capacità di comunicare e capire motivazioni e psicologie, e il trarre conclusioni sulle aspettative di una elevazione sociale o culturale.

La visione di Shane degli alieni rimarrà sempre legata alla mentalità umana, con le sue illusioni di libertà, e di poter collaborare in un lontano futuro con gli alieni, preservando nell’intimo che ci possa essere un vero punto di incontro con menti diverse da quella umana.

Nelle ultime pagine però, le battute finali fra Shane e il comandante alieno, oltre a ricordare in parte il discorso che D.F.Jones fa fare al grande computer Colossus, nell’ultima pagina, sul destino futuro riservato alla specie umana, lascia spazio a considerazione che vanno al di là della semplice storia di intrighi e manovre per respingere l’invasore.


In parole povere “I Giganti della Terra” è un romanzo tutto da riscoprire e leggere, magari assieme a quell’altro romanzo, Colossus di D. F. Jones, degno di essere letto ancora oggi, se non di più, visto il tanto ciarlare di Intelligenza Artificiale in questi ultimi tempi.

Giuseppe Ferri

 

I Giganti della Terra
Titolo Originale
Way of Pilgrim (1987)
Traduttore
Vittorio Curtoni
Pag. 390
Urania N°1309 – (1997)
Mondadori