La testa smarrita del sognatore Philip K. Dick

La storia del fallimento (o della segreta riuscita) di un'impresa d'arte e fantasia

Questo non è un romanzo di Fantascienza, anche se per alcuni aspetti potrebbe anche esserlo. Strano a dirsi però è tutto vero, nel 2005 un sognatore ebbe la fantastica idea di creare un Androide con l’aspetto di Philp K. Dick, il suo nome era (ed è) David Hanson, un appassionato di Fantascienza, ma anche uno scultore che passò alla robotica nel tentativo di infondere bellezza artistica nelle fredde linee della meccanica.

La storia della testa perduta dell’androide P. K. Dick è la ricostruzione di quanto avvenuto nella prima metà del primo decennio del Duemila, un fatto che ha coinvolto centinaia di professionisti, dalla meccanica all’elettronica, includendo creatori di nuovi software per far muovere e parlare la testa, e l’ideazione, ad opera dello stesso David Hanson, del Frubber, un materiale sintetico simile alla pelle umana.

La fantascienza ha una sua valenza in questa storia, poiché buona parte di coloro che parteciparono all’iniziativa di creare un androide con l’aspetto di P. K. Dick, avevano un passato giovanile di cultori del genere, cosa che li spinse a collaborare con entusiasmo a tale progetto mettendo in campo la loro professionalità quasi gratuitamente.

Lo stesso autore del libro ebbe l’opportunità di essere coinvolto in tale progetto, ma rifiutò a causa di altri impegni, ma ebbe comunque modo di parlare a lungo con i vari partecipanti, e in seguito di intervistarli per ricostruire i vari avvenimenti che portarono alla realizzazione dell’impresa.

Una ricostruzione della vicenda in grado di spiegare con semplicità quanto sia difficoltoso fabbricare un androide in grado di parlare come un essere umano, e in questo caso di pensare come Philip K. Dick. Una simulazione che richiederà una quantità enorme di specialisti in varie scienze, dalla ricerca sull’intelligenza artificiale, ai materiali da usare, i detentori dei diritti dell’immagine di Dick, i suoi scritti e registrazioni delle sue conferenze, e molto altro. La lettura di questo libro è importante per far capire all’immancabile uomo comune, quanto sia difficoltoso e complesso costruire realmente un androide. Un lavoro immane che affaticò Hanson al punto che la stanchezza lo colse nel momento del suo massimo successo e lo portò alla perdita della testa dell’androide Philip K. Dick. Una storia quasi paradossale se pensiamo a quanto il vero Dick abbia scritto sugli androidi e il modo in cui possono insinuarsi fra i veri esseri umani, o come in questo caso, scomparire in modo misterioso.

La testa dell’androide Philip K. Dick andò perduta nel volo America West Airlines da Dallas a Las Vegas, tutti i tentativi di ritrovarla furono inutili, Hanson fece causa alla compagnia aerea, alla fine del dibattimento il giudice diede torto a Hanson e le sue battute finali furono: “Questo tribunale deve accettare la mozione degli imputati, ma così facendo si augura che la testa dell’androide del signor Dick venga prima o poi ritrovata, magari nei Campi Elisi di Orange County, la sua patria, scegliendo di sognare pecore elettriche.”

Questa è la storia sfortunata di un artista che voleva instillare bellezza nei freddi meccanismi della tecnica, degli uomini che lo aiutarono a realizzare tale sogno e dell’influenza che un autore di fantascienza ebbe, ha, e avrà, negli anni futuri. Dalla sua morte l’autore semi sconosciuto Philip K. Dick, figura di culto per pochi appassionati, diventerà un grande fra gli scrittori di SF, dopo vent’anni avrà un premio letterario a suo nome, i sapientoni della letteratura cominceranno a dibattere sui suoi temi e sul significato dei suoi romanzi, nell’arco di trenta anni Hollywood produrrà una decina di film tratti dai suoi romanzi e racconti, la sua produzione letteraria, anche quella più infima, ristampata a iosa e distribuita sugli scaffali delle librerie ed edicole, e forse ora il simulacro della sua testa, casualmente svanito dalla nostra dimensione, si aggira nella “Twilight Zone” discorrendo tranquillamente di come la realtà sia un fatto quantistico in un universo olografico.

Da leggere.

Giuseppe Ferri

 

La Strana Storia dell’Androide Philip K.Dick 

Titolo Originale 

Losing the head of Philip K. Dick (2011 – 2012)

Traduzione di Maurizio Nati

Pag. 239 

Fanucci Editore (2012)