Per Aspera ad Terram: solo una patria per i profeti delle stelle

la breve odissea spaziale di Clarke, Gene e i soci dell'Enterprise

Chissà quante volte hanno rivolto lo sguardo al cielo stellato, uno specchio per i loro pensieri sul futuro dell’uomo. Gene Roddenberry e Arthur C. Clarke, due colossi della narrativa d’anticipazione , due costruttori di mondi immaginari ma possibili, sono tornati a “casa” il 19 gennaio dopo un breve viaggio verso la Luna.

La “pista delle stelle” e l’odissea nello spazio sono espressioni legate ai loro nomi. Roddenberry scrittore e produttore televisivo e cinematografico, ha invitato l’umanità a spingersi nell’ultima frontiera, lo spazio, “dove nessun uomo è mai stato prima”. Sì, è stato lui ha creare la saga dei viaggiatori stellari di Star Trek. Clarke, romanziere e divulgatore scientifico, ha riconosciuto nelle vastità del cosmo quell’oceano che veniva sfidato dagli eroi delle antiche mitologie, una dimensione di infinita meraviglia da illuminare con la fiaccola dell’intelletto umano. L’epopea di 2001: odissea nello spazio è nata dalla sua penna, così come “L’incontro con Rama”, e le idee sulle telecomunicazioni satellitari, le stazioni orbitanti, la navigazione interstellare e le prospettive per l’evoluzione dell’uomo nel cosmo.

Roddenberry è stato pilota di bombardieri durante la seconda guerra mondiale, Clarke era parte del servizio radar che ha permesso alla Royal Air force di vincere la battaglia d’Inghilterra. Terminato il conflitto entrambi si sono allontanati da odio e distruzioni per volare sulle ali della fantasia e rispondere al richiamo dell’infinito, immaginando storie per un’umanità assetata di nuovi orizzonti e pronta a misurarsi con i misteri dell’universo.

Nei loro racconti hanno anticipato il mondo che stiamo vivendo, e oltre. Sfortunatamente non tutto è andato a compimento. Sicuramente non la parte migliore delle loro previsioni. Roddenberry è scomparso nel 1991 e Clarke è morto nel 2008: il loro battesimo dello spazio è avvenuto post mortem. Le loro ceneri (insieme a quelle degli attori Nichelle Nichols, DeForest Kelley e James Doohan: rispettivamente il tenente Uhura, il dottor “Bones” McCoy e l’ingegnere Scotty di Star Trek), caricate sulla sonda Peregrine della società Astrobotic, erano destinate al riposo eterno sulle sabbie della Luna. Ma il programma non è andato come previsto, a causa di un guasto la Peregrine ha mancato la traiettoria lunare e si è deciso di farla tornare verso la Terra.

La sonda è bruciata nel rientro in atmosfera, i resti mortali dei due autori ora sono tornati a fare parte dell’ecosfera del nostro pianeta. Roddenberry e Clarke non ne sarebbero delusi. Certo è un fallimento dell’ambiziosa impresa dell’industriale spaziale privata. Ma i nostri ne avrebbero ricavato un insegnamento, anche in chiave letteraria… La Terra gelosa non si è lasciata sfuggire i resti mortali di due menti brillanti. Una madre non abbandona il ricordo dei propri figli, anzi ne fatto dei gioielli di fiamma e polvere, delle piccole stelle di cui andare orgogliosa. E Luna, invidiosa, può stare a guardare.

Pablo Miguel