Le stelle ci invitano a fare faville

Prima di Elon, la corsa per Marte vista da Dickson

il richiamo delle stelle

Il Richiamo delle Stelle è il ritorno del sogno di una spedizione su Marte. Un sogno che di tanto in tanto fa la sua comparsa nei vari decenni passati e ultimamente ha ripreso forza, grazie a quell’abile imbonitore di nome Elon Musk, che con la sua Space X ha saputo rinverdire un sogno mai sopito nella fantasia collettiva dell’umanità, o almeno di quell’umanità tecnologizzata e ben pasciuta che può permettersi un tale sogno, che pare ormai a portata di
mano.

Nel 1983 però, quando Dickson ha pubblicato questo romanzo, una
spedizione su Marte era ancora buona materia per un romanzo di SF. Con questa opera, a differenza di altri scrittori che lo hanno preceduto su tale argomento, Dickson non si lascia trascinare da una fantasia tecnologica sfrenata. Tutt’altro. La sua lente non si adagia su intrepidi astronauti lanciati nello spazio a compiere una opera eroica e storica superiore a quella dell’Apollo 11.

Molto più prosaicamente tramite un racconto corale di vari personaggi che si agitano sullo sfondo di una impresa mitica quanto costosa, ci presenta uno spaccato di azione più politica e finanziaria. Con un linguaggio disincantato, solido, concreto, narra una vicenda densa di piccoli intrighi e astuzie diplomatiche, con un personaggio principale, Jens Wyle, un giornalista prestato alla politica. Divenuto responsabile, in quanto nominato sottosegretario per lo sviluppo dello spazio, con il compito di organizzare la prima spedizione su Marte, grazie anche alla forte amicizia del padre con il presidente degli Stati Uniti.

Jens è forse, fra tutti i vari personaggi del libro, a essere l’unico vero sognatore e per questo visto come l’ingenuo idealista che tutti pensano di poter manipolare a piacimento. Seguono poi gli astronauti, nel libro ribattezzati come Marsnauti, sommersi da una serie innumerevoli di esperimenti da effettuare durante la missione, al punto che questi inficeranno negativamente sull’esito finale. Il carico di lavoro sarà tale da creare tensioni e disattenzione nell’equipaggio, fatto che metterà a rischio la buona riuscita della missione.

Un equipaggio composito, espressione dei vari paesi che hanno partecipato politicamente e finanziariamente alla realizzazione della spedizione. Seguono poi altri personaggi, che agiscono dietro le quinte, diplomatici, giornalisti, investigatori privati e guardie di sicurezza. Tutti caratteri particolarmente spregiudicati, prepotenti, a tratti ignoranti e ciechi nel loro squallido agire quotidiano.

Alla fine, seppure fra mille difficoltà, qualcuno raggiungerà la superficie del pianeta rosso, mentre altri dovranno rinunciarvi.
Leggendolo oggi ovviamente questo romanzo risente in parte del tempo trascorso. Si avverte leggendolo, della mancanza di alcuni gadget odierni come lo smartphone, si ricorre ancora al telefono fisso e i giornalisti non usano internet, ma la storia in sé è ancora godibile.

Il lettore odierno potrà fare le sue personali riflessioni su come si sognava di andare su Marte negli anni ’80, con la tecnologia disponibile a quel tempo, e di come oggi, un signore nato in Sud Africa, cresciuto in una cultura razzista e ghettizzante, manipolatore quanto un barone dello spazio uscito dalle pagine di Robert A. Heinlein, sogni di spedire milioni di persone su quel pianeta, (dove più che vivere si dovrà sopravvivere) sorvolando astutamente sul particolare che, forse, lo vede come un mezzo per far emigrare una umanità con la pelle più scura della sua, lasciando ai visi pallidi come Lui il pianeta Terra.
Divertente no?

 

Il Richiamo delle Stelle
Titolo Originale
The far Call – (1983)
Traduttore – Roberta Rambelli
Pag. 378 
Collana Cosmo Argento – N° 158 – (1985)
Editrice Nord