La Bionda memories: due stelle binarie nel firmamento dell’Italo disco

Il saluto di Iskandar a Carmelo, armonico cosmonauta dell'odissea La Bionda

Cari leggenti, come avrete compreso, le orbite di Iskandar non sono incatenate agli anniversari e non balzano neppure sugli strilli di cronaca e annunci mortuari. Si preferisce “andare a sentimento”, ma non possiamo esimerci da un ricordo di Carmelo La Bionda, mancato il 5 novembre scorso. Insieme al fratello Michelangelo, Carmelo era l’ossatura di un duo creativo prima ancora che musicale. Sì, perché scorrendo la quantità e la qualità delle loro opere non passa inosservata la capacità di saper andare oltre gli schemi, di mettere a frutto ogni talento e intuizione per incontrare, a volte “incendiare”, l’attenzione del pubblico.

Non si spiegherebbe altrimenti la loro parabola creativa che inizia negli anni ’70 con sperimentazioni di teatro e musica per approdare alla composizione canora che vede come interpreti i Ricchi e Poveri, Mia Martini e Bruno Lauzi. Non solo: nel 1974 diventano produttori di Amanda Lear, modella, artista, personaggio sempre al centro dei riflettori. Inoltre nel corso dei decenni lasciano il segno lavorando per il cinema (tante le colonne sonore per il regista Sergio Corbucci come Poliziotto Superpiù, Miami supercops, Chi trova un amico trova un tesoro), serie televisive, produzioni musicali (nei loro Logic Studios a Milano i Depeche Mode registrano l’album Violator) e la pubblicità (Sorrisi e Canzoni, il Cuore di panna della Algida e anche Mc Donalds).

Composizione e produzione sono due facce della stessa medaglia per i La Bionda, a fasi alterne o contemporaneamente hanno scritto canzoni, modellato sound, ideato jingle, secondo le regole auree dell’orecchiabilità.

Negli anni settanta i fratelli entrano in sala di registrazione per incidere un paio di dischi (Fratelli La Bionda srl e Tutto va bene: ormai vinili difficili da pescare), ma è dietro il banco degli studi di registrazione che hanno modo di forgiare il sound che verrà. Nel 1977 il rock ha perso le staffe, trionfa la disco e i La Bionda sono già pronti a confezionare una raffica di successi attraverso la D. D. Sound sostenuta dall’etichetta Baby records (nome che molti ricorderanno sper non solo per Pupo, ma per le cosiddette compilation di autori vari: Mixage, Bimbo mix che radunavano Righeira, Gazebo, Den Harrow, Albert One etc).

I La Bionda sono stati al centro dell’operazione Italo Disco, che nei primi anni ottanta ha invaso le discoteche di tutto il mondo contribuendo alla colonna sonora di un nuovo immaginario italiano: non più paesaggi da cartolina, costumi folcloristici e rovine della gloria che fu. Bensì l’eleganza costruita con classe, il divertimento fatto di atmosfere esclusive, il gusto nel creare l’attimo prezioso: il tutto, ahimè, un po’ banalizzato nello slogan “Milano da bere”.

Alla consolle del “secondo rinascimento” italiano, specchio di un Paese dinamico e produttivo, ci sono anche le canzoni dei La Bionda. La scomparsa di Carmelo è l’occasione per accendere un ricordo ben vivido qui su Iskandar: siamo nel 1980 ed è scoccata l’ora dei videoclip, i video musicali che diventeranno l’accompagnamento obbligato di ogni successo musicale. Le hit parade televisive non sono più delle rassegne per boccheggianti artisti in playback o siparietti danzerecci. No, i programmi musicali diventano delle rotazioni di video: raccolte di mini storie musicali che racchiudono le canzoni più in voga, come potrebbe fare un cofanetto della Sperlari.

Appare così, sbucando nella top ten pomeridiana destinta ai ragazzi dell’epoca, il video di “I wanna be your lover”. Titolo che per la desertica conoscenza dell’inglese all’epoca, poteva significare qualsiasi cosa. Ma il velo dell’ignoranza era facilmente aggirabile: era infatti un video a “cartoni animati” come si diceva un tempo. Si narrava la storia di due astronauti in viaggio tra le stelle, richiamati da una apparizione aliena su un pianeta sconosciuto. Un richiamo irresistibile che, come “le sirene di Ulisse li incatena” ad un destino beffardo.

Ogni volta l’incanto si ripeteva: la storia era ben raccontata, l’animazione di qualità (in uno stile non giapponese e neppure americano, ossia non identificabile) e il contesto fantascientifico ovviamente era il “non plus ultra”. Non è un caso che il look spaziale dei La Bionda sia stato di ispirazione per Capitan Retrofuturo 😉

Facile ritrovare in rete il video per avere conferme. E soprattutto per vedere confermate le qualità di un dinamico duo, che ha perso da poco una delle sue stelle. Ma nei nostri ricordi certo non brilla di meno.