Granchi mostruosi e aragoste da Marte per un saporito antipasto di visioni pasquali

Un Trittico di cine crostacei offerto da Allen, Corman e "master" Sheff

Se Pasqua incombe con l’incubo di tavolate imbandite di ostiche pietanze e già mirate al salvagente della citrosodina: allora provate a regolare i vostri appetiti con una bella triade di visioni spericolate. Da usare come antipasto o digestivo, vedete voi. I punti di contatto stanno nella pescheria… prego? Sì, si fa riferimento all’abitudine di sfoggiare manicaretti frutti del mare e in particolare i poveri crostacei. Ma non compiangete i teneri gamberetti e gli astici occhiuti, perché i crostacei qui elencati sono subdoli e famelici, discendenti di mostri mitologici e cugini di cavie fuori controllo.

Partiamo dalla durata minore e quindi con un telefilm. Molti conosceranno già la miniera della fantasia allo stato brado chiamata Voyage to the bottom of the sea (Viaggio in fondo al mare). Uno dei prodotti più longevi dell’estro di Irvin Allen, produttore, regista e sceneggiatore di prima grandezza nel panorama dell’intrattenimento televisivo Usa anni ‘60 e ‘70. Guardare il suo curriculum fa venire le vertigini: Lost in Space, Kronos (noto anche come Time tunnel) e la Terra dei giganti. Ma non dimentichiamo la regia de Il mondo perduto e Swarm (api africane assassine!) e la produzione di classici del cine-catastrofico come Inferno di cristallo e L’avventura del Poseidon.

Le avventure in fondo al mare iniziano nel 1961 in bianco e nero e terminano nel 1964 a colori, un viaggio lungo quattro stagioni, tutte quasi completamente “in ammollo” visto che la base è l’elegante sottomarino atomico Seaview attrezzato per l’esplorazione scientifica e l’opzione militare. Il serafico Richard Basehart interpreta l’ammiraglio Nelson, autorità scientifica e politica di bordo. Un gradino sotto, gerarchicamente parlando, c’è il capitano Crane, recitato da un convinto David Hedison. Attorno ai due, una corona di caratteristi abili nella sfumatura comica (il ligio secondo Chip, il giuggiolone Kowalski e “l’astuto” capo Sharkey), che ogni tanto serve ad alleggerire la tensione di 50 minuti filati (pause pubblicitarie escluse) di avventura… ben oltre i confini del buonsenso.

Già perché il Seaview si trova ad affrontare le minacce più disparate e assurde concepite da mente di sceneggiatore: invasioni aliene, vampiri, licantropi, scienziati fuori di testa, sabotatori di ogni risma, viaggiatori del tempo e delle più varie dimensioni, fossili viventi e marionette demoniache. Il fatto che l’avventura sia in fondo al mare non rappresenta una limitazione, quanto una connotazione “liquida” per infilarci qualsiasi cosa: dagli androidi ai nostalgici nazisti, dalle perfide spie di potenze straniere agli uomini-ghiacciolo. Quanto alle missioni: può capitare di dover inseguire una balena che si è ingollata una bomba H, trasportare mummie arzille o statue di cera poco statiche, imbattersi in ciclopici ragni di mare o di dover “raddrizzare” la corrente del Golfo.

Nella quarta colorata stagione – e arriviamo al punto – lo spettatore viene reso edotto di una nuova oscura minaccia ai danni dell’umanità proveniente da un lontano pianeta acquatico. Qui la vita si è evoluta in maniera differente e il risultato è… l’uomo aragosta! Infilato in un costume munito di chele e con un caschetto gratificato di antenne e protuberanze chetinose, il nostro baldo Victor Lundin ha il pregio di non lasciarsi sfuggire neanche una smorfia per tenersi strenuamente al di qua della sospensione di incredulità. Plauso pure ai marinai del Seaview che resistono eroicamente all’assalto del ridicolo, trattenendo ogni ombra di risata.

Sappiate infine che il lobster man fingendosi naufrago vuole impadronirsi a colpi di chele del combustibile atomico del sottomarino per costruire una super bomba. Non vi spoilero altro perché è giusto che la visione sofferta dell’assurdo vada condivisa, insieme al piacere di una narrazione calibrata si sui cinque anni di età, ma totalmente figlia del linguaggio dei comics.

Balziamo fuori dal mare per giungere in un’isoletta sperduta e variabilmente irradiata dalle vampate dei test atomici alla faccia di Oppenheimer. Qui un team misto scienziati e marinai sbarca per cercare di capire che fine abbiano fatto gli studiosi di un primo gruppo improvvisamente ammutolito e scomparso. In un’ora secca – tempo limite per il doppio spettacolo del circuito dei drive in – l’Attacco dei granchi mostruosi è servito.

Siamo nel 1957 e il produttore risponde al nome di Roger Corman, l’uomo che non ha mai perso un centesimo facendo cinema, come recita il titolo di un libro sulla sua vita. In qualità di regista e produttore Corman ha attraversato almeno quattro decadi navigando le acque basse del cinema di genere (qualsiasi tranne luci rosse). Basse per il numero di soldi investiti, ma sempre generose nei ricavi e, quel che conta, nel consenso del pubblico affamato di intrattenimento.

Detto ciò, i suoi film pur risicati nelle risorse e senza pretese intellettuali, hanno avuto il pregio di aprire alla sperimentazione senza timori, usando soluzioni proprie dello spirito pionieristico del cinema per assicurare il massimo impatto visivo. Non è un caso che a distanza di 60 e passa anni i suoi titoli (diretti o prodotti) siano ricordati con affetto e pure studiati: i motociclisti selvaggi di Wild Angels, precursori del mitico Easy Rider, la piccola bottega degli orrori (commedia nera), un secchio di sangue (idem con patate e cadaveri), l’uomo con la vista a raggi X (con un monumentale Ray Milland), il massacro di San Valentino (gangster movie già in odore di revival), lo psichedelico The trip, il terrificante (ma solo per chi si impone la visione oltre il quarto d’ora) Conquistatore del mondo e poi il ciclo dei racconti di Edgar Poe (il Corvo, la casa degli Husher, i racconti del terrore, la maschera della morte rossa, il pozzo e il pendolo etc).

Nelle sue operazioni artistiche sono passati personaggi che hanno fatto la storia del cinema, dietro la macchina da presa e davanti: registi come Francis Ford Coppola, Paul Bartel, Peter Bogdanovic, Jack Hill, Joe Dante, Jonathan Demme e Martin Scorsese. Attori come Peter Fonda, Jack Nicholson, Sandra Bullock, David Carradine, Dennis Hopper, Tommy Lee Jones e Robert De Niro.

In Attack of crab monsters va poi segnalato l’autore della sceneggiatura, ossia l’attore e regista Charles B. Griffith, una delle rotelle pazze della grande macchina del cinema che tanto hanno dato all’immaginario stesso di chi fa cinema. Infatti Griffith è la penna della commedia nera La piccola bottega degli orrori e poi di Rock all night, i motociclistici Wild Angels e Devils Angels, la Bestia della caverna maledetta etc. Uno dei suoi estimatori è Quentin Tarantino, per la sua capacità di creare sviluppi non scontati, anche da situazioni con pochi mezzi.

Insomma se i granchi mostro vi stanno sullo stomaco, pensate che rappresentato dato il “pane” per un’intera generazione di star hollywoodiane, e oltre.

L’ultimo step ci proietta negli anni ‘80 e il collegamento non è peregrino per due motivi: si parla di produzioni a basso costo e ci sono terribili crostacei. Tutto sintetizzato in Lobster man from Mars del 1989. Una fanta commedia diretta e in parte scritta da Stanley Sheff – personaggio poliedrico dalla mano cormaniana ma meno fortunato – che sembra anticipare il più blasonato Fablemans di Steven Spielberg (si scherza eh).

La storia? Un giovanotto di belle speranze porta il suo film fatto in casa ad un produttore di grido (interpretato da Tony Curtis, che pare divertirsi molto). Trattasi dell’uomo aragosta da Marte che, nelle intenzioni dell’autore, vorrebbe ripercorre i fasti della fantascienza degli anni d’oro con effetti speciali, diciamo così, volutamente naive. In concreto è un meat-ball di fumetto, hard boiled e fantascienza che gioca sulla parodia e i generi stereotipati.

Il cast (che conta pure uno svampito Patrick Mcnee, indimenticata icona di Agente speciale) contempla la coppia di fidanzati storditi, un generale macchietta, lo scienziato poco a bolla di cui sopra, un verboso investigatore privato di nessuna utilità, svariati marziali residui carnevaleschi e pupazzi orribilmente animati. Non manca neppure una citazione cormaniana nella fattezze di uno dei mostri invasori.

Ripeto, il trash è voluto, cercato ed edulcorato in una confezione comica, forse d’altri tempi. Sheff non è nuovo a operazioni simili (ha cercato di rilanciare il film muto negli anni ‘70 – ma senza John Holmes – con il titolo ambiguo Sinister flesh), è la sua cifra stilistica, derivata dalla sua esperienza teatrale e dai contatti con un esperto colossale nella manipolazione dei linguaggi come Orson Welles.

Insomma con un simile trittico davvero i palati più esigenti potranno avere soddisfazione. Se invece soffrite di allergie ai crostacei, il mare del cinema è grande e con gli spunti offerti dai tre titoli citati potrete pescare altri gioielli commestibili dalla rete.