Ishimori e i messaggi dallo spazio in un guscio di noce
Il pozzo, il tunnel e la caverna nel cinema che esplora le profondità
Una Terra promessa… che si chiama Marte
Dr. Futuro – Acqua, Luce e Gas
Granchi mostruosi e aragoste da Marte per un saporito antipasto di visioni pasquali
Dr. Futuro – Fiori per Algernon
Dr. Futuro – Ciclo degli Heechee – La porta dell’Infinito

Il richiamo ideale è quello di un lontano ma accessibile pianeta gemello, specchio del reale e figlio del sogno, un mondo nel quale la fantasia non ha confini. Proprio come il mitico Iskandar, meta delle speranze di salvezza dei Guerrieri delle stelle, nella saga creata di Leiji Matsumoto.

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ABOUT AUTHORS

Gianlorenzo Barollo: Accadde a Milano nell’anno dell’Odissea di Kubrick. È un ragazzo in grigio, poco monolitico, folgorato dai mondi di Wells e Go Nagai. Varcò la linea d’ombra con Poe, Bowie e Ballard, naviga il salato presente preferibilmente in alte gradazioni.

Pablo Miguel Magnani: è un alter ego professionale attratto dall’amatorialità e gran cultore del perseverare nell’errore che ci fa umani. Per pochi ma belli è noto come autore del bestial seller “I pensierini di Mosè” e di “Triscaidecafobia”.

Simon Larocca: nato ad Asti nel 1981, studia al Dams di Torino laureandosi in Cinema abbracciando due passioni seminali germogliate negli anni Novanta: la storia del cinema e la scrittura. Temprato dalle lezioni dei grandi del cinema mondiale e affascinato dall’Oriente e le arti marziali zen di genere, affronta ogni sfida creativa spaziando con i suoi racconti su ogni fronte, convinto che “non esistono generi e gabbie, ma solamente storie che meritano di essere raccontate”.

Giuseppe Ferri: classe 1959 da sempre appassionato lettore di SF, unico genere letterario in grado di unire materia umanistica a 297 quella scientifica senza annoiare. Ama leggere più che scrivere e questo è il motivo della sua scarsa produzione. Attualmente, dopo 42 anni e 10 mesi di contributi finalmente in pensione, ma continua ad avere lo sguardo sul futuro.

Michaelcaine: È un ologramma creato dalla Cultura Pop e dal (pessimo) umorismo milanese, ma se ce abbastanza corrente diventa vero in tutti i sensi. Tornerà?